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La piattola si muoveva lenta,
con l’orgoglio di chi ha trovato casa
senza pagare l'affitto.
L’ulcera invece
non si muoveva affatto.
Lavorava in profondità,
in silenzio,
come certe decisioni prese male
che diventano permanenti.
“Sei nuova qui?” chiese la piattola.
“Dipende da cosa intendi per qui.”
“Nel corpo. Questo corpo.”
“Non sono nuova.
Sono solo diventata visibile.”
La piattola rise.
“Qui tutti diventano visibili prima o poi.”
“Non è un complimento.”
“Neanche io lo sono,”
rispose la piattola,
“ma almeno sto in superficie.
Tu invece… sembri una cosa seria.”
“Lo sono.”
“Tipo?”
“Tipo una ferita che ha deciso
di non guarire per principio.”
La piattola si fermò un attimo.
“Che strano principio.”
“È coerente.”
“Coerente non vuol dire sano.”
“Neppure tu lo sei.”
Silenzio interno.
Il corpo ospitante
si mosse nel sonno,
ignorando completamente
il dibattito in corso.
“Dimmi la verità,”
disse la piattola,
“tu cosa stai aspettando?”
“Che smettano di fingere.”
“Chi?”
“Lui. Il proprietario.
Quello che dice sempre non è niente.”
La piattola fece un piccolo salto.
“Ah, quello lo conosco.
Cambia sempre stanza
ma non cambia mai idea.”
“E tu perché resti?”
“Perché qui si mangia sempre qualcosa. Ansia, per esempio. Ottima.”
L’ulcera tacque.
Poi, più piano:
“Io non mangio. Io ricordo.”
La piattola si avvicinò, incuriosita.
“Ricordi cosa?”
“Tutto quello che è stato ingoiato
senza essere digerito.”
Per la prima volta
la piattola non ebbe
una risposta pronta.
Poi disse:
“Sei depressa.”
“No. Sono coerente.”
Dal corridoio esterno del corpo
arrivò un rumore:
passi, luce, distrazione.
La piattola si preparò a sparire.
“Devo andare. Cambiano stanza.”
“Vai.”
“Tu?”
“Resto.”
“Perché?”
“Perché qualcuno
deve continuare a ricordare
anche quando nessuno
vuole essere ricordato.”
La piattola esitò.
“Se vuoi, posso rosicchiare
un po’ di tensione prima di andare.”
“Non serve.”
“Offerta valida solo oggi.”
“Lo so.”
Silenzio.
Poi la piattola sparì nel buio,
lasciando l’ulcera da sola
con il suo lavoro infinito
di ricordare senza fine
ciò che il corpo vorrebbe
dimenticare.